C'è un audit che arriva una volta all'anno con un ente esterno, una data fissata mesi prima, un certificato in gioco. E c'è un altro tipo di verifica, meno formale ma altrettanto richiesta dalla norma: quella che l'azienda fa su se stessa, con le proprie risorse, per controllare che il sistema qualità funzioni davvero prima che arrivi qualcun altro a scoprirlo.
Molte PMI trattano questa seconda verifica come un adempimento burocratico da smaltire una volta l'anno, spesso proprio a ridosso dell'audit del certificatore. Il risultato è un audit interno che non anticipa nulla, perché arriva troppo tardi per correggere qualcosa prima della visita che conta davvero.
Audit interno e audit esterno non sono la stessa cosa
La ISO 9001, al punto 9.2, richiede che l'organizzazione conduca audit interni a intervalli pianificati, per verificare che il sistema di gestione della qualità sia conforme ai propri requisiti e sia mantenuto efficace. È un'attività interna, condotta da personale dell'azienda (o da un consulente incaricato), che segue un calendario deciso dall'azienda stessa.
L'audit del certificatore è un'altra cosa. Ha una cadenza contrattuale definita da un ente terzo, verifica la conformità alla norma dal punto di vista di chi rilascia il certificato, e le sue tempistiche non dipendono da chi gestisce il sistema qualità internamente.
La confusione tra i due è comune, e ha un costo: se l'unico audit che si fa è quello esterno, l'azienda scopre i propri problemi nello stesso momento in cui li scopre anche il certificatore. L'audit interno esiste proprio per evitarlo.
Il ciclo di un audit interno
1. Pianificazione.Si decide quale reparto o processo verificare, quando, e chi conduce la verifica. L'auditor può essere una persona interna all'azienda o un consulente esterno, ma in entrambi i casi deve avere un minimo di indipendenza dal reparto che sta verificando: chi audita il proprio lavoro tende a non vedere i propri problemi.
2. Esecuzione.L'audit si svolge nella data pianificata. Si osservano i processi, si controllano le registrazioni, si verificano le procedure rispetto a quanto effettivamente accade in reparto. Da questa fase nascono i rilievi.
3. Registrazione dei rilievi. Ogni rilievo va scritto con la stessa precisione con cui si descrive una non conformità: cosa è stato osservato, dove, rispetto a quale requisito. Un rilievo vago è inutile quanto una non conformità vaga.
4. Promozione selettiva a non conformità. Qui sta la decisione più importante di tutto il processo, ed è anche quella più spesso saltata: non tutti i rilievi meritano di diventare una non conformità.
5. Chiusura.L'audit si chiude quando le non conformità collegate ai rilievi sono state risolte, oppure subito se non ci sono rilievi che richiedono un'azione correttiva. Un audit senza rilievi non è un audit fatto male: a volte il processo verificato è semplicemente in ordine.
Ciclo di audit interno
Dalla pianificazione alla chiusura
Pianificazione
Reparto, data, auditor con indipendenza da chi verifica.
Esecuzione
Osservazione dei processi, controllo delle registrazioni.
Registrazione rilievi
Cosa è stato osservato, dove, rispetto a quale requisito.
Promozione selettiva
Solo i rilievi che richiedono un'azione correttiva diventano NC.
Chiusura
Quando le NC collegate sono risolte, o subito se non ce ne sono.
Osservazione
Resta nel rilievo, nessuna NC
Rilievo con azione correttiva
Promosso a non conformità
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Perché non tutti i rilievi devono diventare non conformità
Un errore comune è trasformare ogni rilievo di audit in una non conformità, per abitudine o per sicurezza. Il risultato è un registro NC pieno di voci senza nulla da correggere davvero, dove le anomalie reali si perdono in mezzo a osservazioni minori.
La distinzione è semplice da applicare, anche se richiede un po' di disciplina: un rilievo diventa una non conformità quando serve un'azione correttiva vera, con un responsabile e una scadenza. Se il rilievo è un'osservazione minore, o un suggerimento di miglioramento senza un requisito violato, resta un'osservazione. Si registra, ma non attiva un percorso di analisi della causa e verifica dell'efficacia, perché in quel caso non serve.
Questa distinzione tiene il registro delle non conformità pulito, e rende più facile capire quali sono i problemi che meritano davvero attenzione quando arriva un audit esterno.
Cosa serve tracciare, audit per audit
Un audit interno gestito bene lascia una traccia precisa. Reparto verificato, data pianificata e data effettiva, chi ha condotto la verifica, l'elenco dei rilievi con la distinzione tra osservazione e non conformità, e lo stato di chiusura per ciascuno.
Il verbale finale non deve ripetere il dettaglio di ogni singola non conformità collegata (quello resta nel verbale della NC stessa): deve mostrare l'elenco dei rilievi, con un riferimento a dove trovare l'approfondimento se serve. È un documento che riassume, non che duplica.
Gli errori più comuni
Gli audit interni si concentrano tutti nel mese prima dell'audit del certificatore:a quel punto anticipano poco, perché non c'è più tempo per correggere quello che emerge.
Ogni rilievo diventa automaticamente una non conformità,anche quando è un'osservazione minore: il registro NC si riempie di voci senza sostanza.
Non c'è un calendario stabilito in anticipo: gli audit si fanno quando qualcuno se ne ricorda, non quando servono davvero.
I rilievi vengono scritti a memoria dopo l'audit, invece che durante: il dettaglio si perde e il verbale finale è approssimativo.
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